Miracolo sulle Dolomiti, Chiara e Davide ritrovati dopo 6 giorni da dispersi: “Vivi grazie alla natura”

Chiara e Davide hanno trascorso 6 giorni dispersi sulle Dolomiti, ma fortunatamente sono stati ritrovati vivi e illesi. Si sono salvati grazie all'acqua di un torrente e alle risorse naturali.

Giorgia Fazio
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Quella di Chiara Pesaresi e Davide Cesaroni, dispersi sulle Dolomiti, è una storia a lieto fine, che si è conclusa ieri, 7 luglio, dopo giorni di attesa e apprensione. Come fa sapere Rai News, i due escursionisti, moglie e marito, sono rimasti bloccati a 1.700 metri di altezza, per sei giorni.

L’ultimo contatto con i familiari risaliva all’1 luglio, poi il vuoto. I coniugi erano diretti dal rifugio Pordenone, nelle Dolomiti Friulane, al rifugio Padova, dove però non sono mai arrivati. Lunedì 6 luglio, quindi, è stato lanciato l’allarme e sono iniziate le ricerche con l’impiego di Soccorso Alpino, Guardia di finanza, Vigili del fuoco e diversi elicotteri.

Fondamentale l’intervento delle Forze dell’Ordine, che tra lunedì e martedì hanno ritrovato Chiara e Davide. Vediamo meglio i dettagli di questa storia che si è conclusa nel migliore dei modi.

Chiara e Davide salvi sulle Dolomiti

Chiara e Davide Dolomiti

Chiara Pesaresi, 38 anni, e Davide Cesaroni, 42, sono stati ritrovati e stanno bene dopo circa sei giorni dispersi sulle Dolomiti Friulane. I coniugi erano partiti lo scorso 1 luglio dal rifugio Pordenone, in val Cimoliana, per raggiungere il rifugio Padova, sul versante veneto delle montagne. I due hanno imboccato il tracciato che da Forcella Spe conduce verso il sentiero Marini, un percorso oggi dismesso perché fatto di tratti esposti, roccia dura e passaggi franati, ma non sono mai arrivati nella struttura dove avevano prenotato per la sera di giovedì.

L’ultimo contatto con i familiari, infatti, risaliva a mercoledì 1 luglio, mentre i cellulari, fa sapere Rai News, erano stati agganciati per l’ultima volta da una cella lo scorso giovedì. L’allarme della loro scomparsa, però, è stato lanciato solo nel pomeriggio di lunedì 6 luglio, quando moglie e marito non hanno fatto rientro a casa e non si sono presentati a lavoro.

Resasi conto della gravità della situazione, la madre di Davide ha presentato denuncia di scomparsa e, da lì, hanno avuto inizio le ricerche, che si sono dispiegate tra le montagne venete e quelle friulane. Inizialmente è stata ritrovata la macchina dei coniugi, ancora ferma sotto il Rifugio Pordenone. Poi una serie di indagini a ritroso, per ripercorrere gli appuntamenti presi dai due nei giorni successivi all’1 luglio, ma mai rispettati.

Le operazioni di soccorso, dunque, hanno coinvolto i professionisti del 118 del Veneto, Protezione civile, Soccorso Alpino, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza. Tre elicotteri hanno perlustrato l’area dall’alto, mentre decine di uomini hanno percorso i principali sentieri su entrambi i versanti delle Dolomiti. La ricerca è proseguita per due giorni, a causa della pausa notturna, fino a quando ieri mattina questa storia ha avuto il lieto fine sperato.

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Come si sono salvati Chiara e Davide

I due escursionisti sono stati ritrovati la mattina del 7 luglio, a una quota di 1.700 metri, lungo un sentiero dismesso con molti tratti pericolosi, a cavallo tra Cimolais e Domegge di Cadore. Dopo essere stati avvistati e tratti in salvo dal Soccorso Alpino, Chiara e Davide sono stati trasportati in elicottero al Rifugio Pordenone. Moglie e marito non hanno riportato traumi o ferite, ma solo un grande sfinimento, per via dei sei giorni trascorsi senza mangiare.

Ma come si sono salvati? Siccome il sentiero su cui si sono trovati era pericoloso, i due non hanno potuto proseguire il cammino, per cui hanno deciso di attendere i soccorsi tra i ruderi della casera, vicino a un torrente, che ha permesso loro di dissetarsi. Pochi minuti dopo il ritrovamento sulle Dolomiti, Chiara e Davide hanno raccontato quanto ripreso dal Corriere Adriatico:

Non abbiamo mangiato nulla da giovedì scorso.

Siamo vivi grazie alla natura: il ruscello vicino a noi ci ha aiutato a sopravvivere e ci ha dato lo stimolo per continuare a crederci.

Abbiamo creduto in noi stessi e in chi ci ha aiutato, sperando, in ogni minuto delle lunghe giornate di attesa, che arrivassero i soccorsi.

Adesso siamo esausti, ma estremamente sollevati.

Complimenti ai carabinieri, al Soccorso alpino, alla Guardia di finanza e ai vigili del fuoco.

L’Italia deve essere così, bisogna aiutarsi.

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