Leucemia fulminante, la malattia di Carlo Acutis si può curare senza chemioterapia: lo studio che rassicura

Uno studio internazionale coordinato dal Bambino Gesù ha evidenziato un trattamento per la leucemia fulminante, che non comporta la chemioterapia. La malattia che tolse la vita a Carlo Acutis ora non è più così incurabile.

Giorgia Fazio
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Si accende una speranza nel mondo della medicina per la cura della leucemia fulminante. La malattia che nel 2006 è stata fatale per il giovane Carlo Acutis, oggi diventato santo, non fa più così paura. Una ricerca coordinata dal Bambino Gesù, infatti, conferma che è possibile un trattamento che esclude la chemioterapia.

Come fa sapere il Corriere della Sera, a curare la ricerca è stato Franco Locatelli, responsabile dell’area clinica e di ricerca di Oncoematologia, terapia cellulare, terapie geniche e trapianto emopoietico dell’Ospedale di Roma, il quale ha sottolineato come questo tipo di terapiacomporta molti vantaggi per i pazienti, che per esempio non vedono cadere i capelli e non hanno per forza la necessità di essere ricoverati per ulteriori trattamenti.

Novità per il trattamento della leucemia fulminante

Carlo Acutis leucemia fulminante

È stato presentato a Stoccolma, durante l’ultimo congresso dell’European Hematology Association, lo studio internazionale coordinato da Franco Locatelli, responsabile dell’area clinica e di ricerca di Oncoematologia, terapia cellulare, terapie geniche e trapianto emopoietico dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

La conclusione a cui è arrivata la ricerca si prospetta rivoluzionaria nel mondo medico, in quanto si è scoperto come leucemia promielocitica acuta possa essere gestita con un trattamento che non prevede la chemioterapia. La malattia fulminante che ha tolto la vita al quindicenne Calo Acutis, che nel 2006 sembrava impossibile da superare, adesso non sembra più incurabile.

I dati emersi dallo studio, dunque, appaiono confortanti, se si considera che il tasso di sopravvivenza a questo tipo di leucemia, trattata senza chemioterapia, ha raggiunto e superato ampiamente il 90%. Una vera e propria rivoluzione, in quanto negli studi precedenti è sempre stato aggiunto almeno un ciclo di antracicline, soprattutto nella prima fase di cure.

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I dati dello studio rassicurano

Lo studio del Bambino Gesù è stato accolto con grande speranza e positività durante l’European Hematology Association. In particolare, il gruppo di ricerca ha presentato i dati di 114 bambini e adolescenti, provenienti da cinque diversi Paesi europei, tra cui l’Italia.

A tutti i partecipanti era stata diagnosticata la leucemia promielocitica acuta, una rara leucemia mieloide provocata dalla traslocazione di un cromosoma. Come sottolinea il Corriere della Sera, un terzo dei protagonisti era ad alto rischio. Tutti sono stati trattati, quindi, con un approccio senza chemio, a base di acido all-trans-retinoico e triossido di arsenico.

Si è registrato un solo decesso, nella prima fase di trattamento, per un’emorragia cerebrale, mentre gli altri ragazzi stanno bene. A due anni dall’analisi, la sopravvivenza complessiva supera il 97% in chi è ad alto rischio ed è del 100% nei restanti. Il professore Franco Locatelli ha dunque commentato:

Si tratta del primo regime realmente privo di chemioterapia, elemento che comporta molti vantaggi per i pazienti, che per esempio non vedono cadere i capelli e non hanno per forza la necessità di essere ricoverati per ulteriori trattamenti.

Lo studio, coinvolgendo più centri internazionali, ha dimostrato la fattibilità e l’efficacia dell’approccio. 

I risultati di efficacia sono stati al di là di ogni nostra più rosea aspettativa, il profilo di sicurezza è più che buono: poter curare senza chemioterapia nella stragrande maggioranza dei casi è un traguardo enorme.

Oggi, specialmente in chi è ad alto rischio, si utilizzano ancora combinazioni che includono chemioterapici: questi risultati mostrano che è possibile eliminarli senza una riduzione di efficacia.

Presto i dati saranno pubblicati e a quel punto la speranza è che la terapia senza chemio diventi lo standard di trattamento per tutti, ovunque.

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