Liberati i due attivisti italiani della Flotilla fermati in Libia: “Grazie a un intenso lavoro diplomatico”

Liberati i due attivisti italiani della Flotilla, Leonarda Alberizia e Domenico Centrone, detenuti in Libia da un mese. Il rientro in Italia è previsto per questa mattina a Fiumicino. A dare la notizia è stato il ministro Tajani, che sottolinea l'"intenso lavoro diplomatico" svolto.

Giorgia Fazio
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È atteso per questa mattina il rientro dei due attivisti della Flotilla, Leonarda Alberizia e Domenico Centrone, detenuti in Libia da oltre un mese. A renderlo noto, come riporta Ansa, è stato il ministro degli Esteri Tajani, attraverso un post sul proprio profilo X.

Alberizia e Centrone erano stati fermati perché intenzionati a portare aiuti a Gaza, tramite il valico di Rafah, con il convoglio della Global Sumud Flotilla. Il volo di rientro è programmato per le ore 12:50, quando i due attivisti arriveranno a Fiumicino.

In attesa di riabbracciarli, sale l’entusiasmo dei loro cari. Giuseppe Alberizia, fratello di Leonarda, ha dichiarato ad Ansa: “È vero. È bellissimo. Non ho parole. Solo tantissima gioia. Vediamo meglio tutti i dettagli sul perché del rapimento, sulla liberazione e il ritorno in Italia.

Attivisti della Flotilla detenuti in Libia

Attivisti Flotilla liberati

Sono stati rilasciati ieri, 23 giugno, Leonarda Alberizia e Domenico Centrone, gli attivisti della Flotilla detenuti in Libia da oltre un mese. I due, come riporta Fanpage.it, facevano parte di un gruppo di dieci persone, fermato nel Paese lo scorso 21 maggio. Le milizie di Haftar li avevano arrestati al valico di Sirte e li avevano trasferiti a Bengasi, dove sarebbero stati processati perché clandestini.

Da quel momento non si hanno più avuto notizie degli attivisti. A riaccendere le speranze per Centrone e Alberizia e a portare gioia tra i loro cari è stato un post su X del ministro Tajani, il quale ha confermato il rilascio dei due attivisti:

Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia.

Insieme a loro è stato affidato al nostro console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni.

Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia.

Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro.

L’arrivo all’aeroporto di Fiumicino, da Tunisi, quindi, è programmato per questa mattina, intorno alle ore 12:50. L’entusiasmo per questa buona notizia, però, è stato frenato dalla nota della Global Sumud Italia, in cui si sottolinea la mancata condanna da parte del ministro Tajani verso le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia. Questa la nota ripresa da Ansa:

Da tutta Italia saremo presenti ad accogliere Dina e Domenica, e a manifestare loro la nostra vicinanza; resta l’amarezza per un Governo che celebra il proprio operato senza delle azioni chiare sulle violazioni commesse contro i propri cittadini durante le due missioni Gsf, dalle forze israeliane a quelle libiche.

Oltre al silenzio assordante dei trenta giorni appena trascorsi, nelle dichiarazioni del Ministro non si trova alcuna traccia di una condanna formale per le violazioni del diritto internazionale subite dagli attivisti durante la prigionia, né un riconoscimento per il ruolo cruciale giocato dalla mobilitazione internazionale della società civile.

Continua infatti anche oggi mercoledì 24 giugno, la campagna in collaborazione con Amnesty “Free Them All” in una nuova giornata di mobilitazione nazionale: sono previsti presidi e incontri in numerose città italiane e presso le sedi istituzionali di Milano, Bologna, Parma, Bari, Napoli.

Esigiamo che le nostre istituzioni si muovano con interventi diplomatici ad alto livello, formali condanne contro le violazioni del diritto, attivazione di sanzioni mirate contro i responsabili e la sospensione di ogni forma di cooperazione.

La liberazione di Dina e Domenico è un primo passo, ma la comunità internazionale non può chiudere gli occhi sulle violazioni dei diritti umani e sulla criminalizzazione del crescente movimento internazionale verso la Palestina, oggetto di impedimento e rischio su tutti i fronti.

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La gioia per i due attivisti liberati

A ogni modo, la liberazione di Leonarda Alberizia e Domenico Centrone ha rallegrato i loro cari, che da un mese li attendevano in Italia. Ad Ansa, il fratello dell’attivista, Giuseppe Alberizia, ha rilasciato alcune dichiarazioni, dalle quali traspare un’incontenibile gioia:

È vero.

È bellissimo.

Non ho parole.

Solo tantissima gioia.

Mi ha chiamato il ministro Tajani attraverso il suo portavoce.

Sono stato felicissimo.

Mi ha confermato la liberazione e mi ha detto che dovrebbe andare in Tunisia presso il consolato italiano questa sera e domani fare rientro in Italia.

Sono emozionato.

È da mezz’ora che sto condividendo questa notizia con tantissime persone.

Devo ancora dirlo a nostro padre (98 anni).

Non l’ho sentita anche perché Dina non ha più il suo telefono.

Ma ora mi interessa soltanto sia libera.

L’entusiasmo ha toccato anche il mondo della politica. Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, ha infatti commentato la notizia della liberazione di Alberizia e Centrone così:

È una gioia apprendere che Domenico Centrone, Dina Alberizia e tutti gli altri attivisti sono finalmente liberi dopo un mese di ingiusta detenzione in Libia.

Domenico, Dina, le loro compagne e i loro compagni non avrebbero neanche dovuto essere arrestati perché avevano l’unico scopo diportare aiuti a Gaza tramite il valico di Rafah con il convoglio di terra della Global Sumud Flotilla.

In questi giorni ho sentito i familiari di entrambi per esprimere loro la mia vicinanza e assicurare il mio supporto.

Ora, la notizia della liberazione è un grande sollievo, soprattutto per i due attivisti e le loro famiglie.

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