Secondo il report Istat su giustizia e Pnrr in Italia il tempo dei processi si accorcia, seppure non sia stato ancora raggiunto l’obiettivo finale di diminuire i tempi del 40%. Ci si ferma, infatti, al 28,8%, per quanto riguarda i tempi medi dei procedimenti sia nel settore civile che in quello penale, avvenuti tra il 2019 e il 2025.
Come riporta Il Sole 24 Ore, ciò a cui punta il Pnrr è un procedimento che attraversi tutti i gradi, quindi Tribunale, Corte d’appello e Cassazione, e che duri meno di 1507 giorni. Sette anni fa il tempo medio stimato è stato di 2512 giorni, che nel 2025 sono diventati 1789. Una diminuzione notevole, anche se c’è ancora molto da fare.
Vediamo adesso quali sono gli obiettivi fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e qual è la situazione attuale della giustizia italiana, fotografata dall’Istat.
Giustizia italiana, processi più veloci

Ha subìto sicuramente un’accelerazione, negli ultimi anni, la giustizia italiana, con processi sia civili sia penali che hanno visto una notevole diminuzione dei tempi medi di svolgimento. Secondo il report dell’Istat, dedicato proprio all’analisi del movimento dei procedimenti giudiziari italiani, rispetto agli obiettivi fissati dal Pnrr, tra il 2019 e il 2025 i tempi si sono accorciati, anche se non è stato raggiunto il traguardo del 40%.
È questo, infatti, ciò a cui punta il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Per il momento, il calo è stato del 28,8%, testimoniato dal passaggio da 2512 giorni sette anni fa a 1789 giorni lo scorso anno. Di sicuro si tratta di un miglioramento significativo, ma al contempo lontano dai 1507 giorni desiderati. L’analisi viene fatta su tutti i gradi di giudizio, ossia Tribunale, Corte d’appello e Cassazione,
Il dato più consistente è stato riscontrato soprattutto in Cassazione, con una riduzione del 33,8%, da 1302 a 863 giorni. Per quanto riguarda i Tribunali si è registrato un -21,8%, con 435 giorni nel 2025, mentre per le Corti di appello -24,8%, con 492 giorni nel 2025. La decrescita, secondo quanto riporta il sito ufficiale dell’Istat, è stata notevole in particolare tra il 2024 e il 2025, -10,9%, e ci sono speranze che un andamento simile caratterizzi anche il 2026.
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Giustizia e indice di ricambio
Un ulteriore indicatore preso in considerazione nel report dell’Istat è l’indice di ricambio, Clearance Rate, ovvero il rapporto tra il numero di procedimenti definiti, quindi conclusi, e quelli iscritti, cioè iniziati. Tale dato indica se si stanno smaltendo più o meno casi rispetto a quelli che ne vengono proposti. Valori superiori a 1 rappresentano che sono stati chiusi più processi, con una riduzione dell’arretrato, ossia delle pendenze.
Se il dato presentato è inferiore a 1, invece, vuol dire che sono maggiori i processi iniziati e che il numero delle pendenze è in aumento. Analizzando la giustizia italiana, tra il 2019 e il 2025 il Clearance Rate mostra un sistema “in attivo”, ovvero una significativa tendenza sulla capacità di smaltimento del sistema nei tre gradi di giudizio. Nello specifico, si sono conclusi più processi di quelli iniziati in Tribunale nel 2021, in Corte d’appello nel 2022 e in Cassazione nel 2023.
A influenzare questi dati saranno state anche le modifiche legislative e organizzative avvenute negli ultimi anni. Come riporta il sito ufficiale dell’Istat, si fa riferimento a una maggiore attribuzione di competenze al giudice di pace, la spinta verso le risoluzioni alternative ai contenziosi giudiziari, la creazione degli Uffici del Processo con l’apporto di nuovo personale, gli addetti agli Uffici del Processo.
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