È partita lo scorso 8 giugno la raccolta firme per rendere la Pma legale in Italia per donne single o coppie dello stesso sesso. La campagna, come riporta Ansa, è stata promossa dall’associazione Coscioni e ha il fine di consentire a donne single o a coppie di donne di diventare madri, mediante la procreazione medicalmente assistita. Questo procedimento, infatti, è oggi escluso dalla normativa italiana.
Al momento hanno firmato più di 22mila 600 persone, ma l’obiettivo è quello di raggiungere 50mila adesioni in sei mesi, così che si possa modificare l’articolo 5 della legge 40/2004 proprio sulla Pma e portare la proposta in Parlamento.
Dall’Associazione Luca Coscioni fanno sapere: “Vogliamo trasformare questa indicazione in una riforma concreta, affinché anche in Italia sia garantito un accesso equo alla procreazione medicalmente assistita, senza discriminazioni“.
Al via la raccolta firme sulla Pma

Come fa sapere Ansa, è stata avviata la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Pma per tutte”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, con l’intento di consentire anche alle donne single e alle coppie di donne di avere accesso alla Procreazione medicalmente assistita, che attualmente è legale in Italia solo per coppie eterosessuali maggiorenni, coniugate o conviventi.
Dall’Associazione fanno sapere quanto ripreso da Ansa: “Si propone anche di aggiornare la definizione di infertilità in tutte le situazioni che la comprendono, quindi medica ma anche sociale e di adeguare l’Italia alla situazione europea“. In Europa, infatti, sono 32 i Paesi che rendono accessibile la Pma anche a donne single, mentre sono 13 quelli che la vietano o la limitano alle coppie, solo in alcuni casi omosessuali.
La proposta andrebbe a modificare, dunque, l’articolo 5 della legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita. A tal proposito, la segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, ha definito un quadro nitido di quella che è la situazione di nascite in Italia:
La giurisprudenza conferma il diritto alla piena genitorialità dei nati da tecniche che sono erogabili in Italia, ma l’accesso è vietato per le persone singole o dello stesso sesso che sono costrette ad andare all’estero.
È un divieto che va rimosso.
Dal 2009 sono nati in Italia 30mila bambini che non sarebbero mai nati e da quel numero mancano i nati da persone singole e i nati da Gpa.
La coordinatrice della campagna “Pma per tutte”, Francesca Re, ha aggiunto: “Abbiamo parlato non più di coppie di sesso diverso, ma di coppie, di persone singole. Abbiamo deciso anche di superare e di eliminare il riferimento al matrimonio e alla convivenza“.
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Chi sostiene la raccolta firme sulla Pma
Dall’Associazione Luca Coscioni fanno sapere quanto riporta Ansa: “Vogliamo trasformare questa indicazione in una riforma concreta, affinché anche in Italia sia garantito un accesso equo alla procreazione medicalmente assistita, senza discriminazioni“. Per fare in modo che ciò avvenga, e che la proposta di legge arrivi in Parlamento, entro sei mesi si dovranno ottenere almeno 50mila firme.
A sostenere la raccolta firme sono numerose associazioni, tra cui Tech4Fem, Famiglie Arcobaleno, Zägara, Stiamo Fresche, Agedo, SheTech, L’Altra Cicogna Onlus, Equaly, Feconda Scelta, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Consulta di Bioetica, Mamma in Pma, le Contemporanee, Uaar, Certi Diritti, Arcigay, Donnexstrada, Eumans.
Testimonial della campagna, invece, è Alia Guagni, ex calciatrice della Nazionale italiana e mamma grazie a un percorso di Pma. In un video condiviso sui social l’atleta ha raccontato la sua esperienza e il suo punto di vista in merito alla situazione attuale in Italia:
Per tanti anni il calcio è stata la mia vita, il mio lavoro e la mia passione.
Ma la conquista più grande è stata un’altra: è stata avere mia figlia.
Ma sono dovuto andare in Spagna per farlo per poterla avere con la procreazione medicalmente assistita.
In Italia non avrei potuto.
Mi piacerebbe che mia figlia crescesse in un paese più giusto dove la Pma sia accessibile a tutte le donne, senza dover andare all’estero per realizzare il proprio sogno.
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