Michela Bartolini e Paolo Ciracì sono i due giovani ricercatori italiani insigniti del prestigioso premio Conquer Cancer Foundation Merit Award, al congresso dell’American Society of Clinical Oncology. Il congresso oncologico più importante al mondo, che si tiene a Chicago, ha riconosciuto il lavoro dei due di “elevato interesse ed innovatività“.
Nella lista dei 134 premiati da tutto il mondo compare anche un altro nome italiano, quello di Emanuele Crupi, il quale però fa parte dell’Università del Texas. Al contrario, Bartolini, che è al suo secondo Merit Award, conduce la propria ricerca all’Humanitas di Milano, mentre Ciracì all’Università di Pisa.
Per i ricercatori Michela e Paolo, dunque, trovare una cura al cancro è una vera e propria missione di vita, radicata ormai nella loro quotidianità. Come hanno dichiarato ad Ansa, infatti: “La ricerca in oncologia è ciò che può fare la differenza per migliaia di malati“.
Chi sono i ricercatori premiati negli USA

Al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, il più importante congresso oncologico al mondo, sono stati premiati i due ricercatori italiani Michela Bartolini e Paolo Ciracì. La prima proviene dall’Humanitas di Milano, il secondo dall’Università di Pisa. Entrambi i loro studi, fa sapere Ansa, sono stati giudicati di “elevato interesse ed innovatività” per le ricadute potenziali sui pazienti.
Nello specifico, Michela, all’ultimo anno di specializzazione in Oncologia medica e già vincitrice lo scorso anno del Merit Award, ha collaborato con la University of Southern California e concentrato il proprio lavoro sul ruolo del DNA mitocondriale nell’evoluzione del tumore al colon retto:
Il nostro studio ha evidenziato che i pazienti con maggiore espressione di DNA mitocondriale sono quelli che rispondono meno all’immunoterapia.
Questi risultati potranno avere in futuro un impatto importante sui malati.
L’obiettivo è infatti arrivare alla messa a punto di un farmaco che possa bloccare tale DNA , ma siamo ancora ad un stadio precoce.
Per quanto riguarda la situazione nel nostro Paese, invece, sostiene: “In Italia abbiamo ottimi centri di ricerca, ma il problema è che la ricerca non è abbastanza incentivata e si fa molta più fatica. Lavoro in ospedale ma non abbandono il laboratorio e la ricerca“.
Anche Paolo è all’ultimo anno di specializzazione in Oncologia e la sua ricerca, in collaborazione con una start up statunitense, punta a utilizzare l’IA per l’analisi dei vetrini delle biopsie di pazienti con tumore al colon. Queste le sue parole ad Ansa:
Ho scelto questo ambito proprio per fare ricerca e per dare qualcosa in più, in futuro, a tanti pazienti.
È una passione profonda quella per il laboratorio, a volte parte tutto da una intuizione, che però può fare la differenza.
Dopo i turni in ospedale, o nei fine settimana, il tempo per ricercare e studiare è prezioso e non basta mai.
L’IA cattura caratteristiche che l’occhio umano non riesce a vedere, arrivando alla definizione di un biomarcatore che indica quali pazienti possono beneficiare di una chemioterapia più intensiva.
A chi ha un biomarcatore negativo può essere risparmiata la maggiore tossicità legata ala chemio.
L’obiettivo è arrivare presto ad un’applicazione pratica di tali risultati.
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Premiati anche altri ricercatori
Michela Bartolini e Paolo Ciracì fanno parte di un gruppo di 134 ricercatori provenienti da tutto il mondo, premiati con il Conquer Cancer Foundation Merit Award. Come fa sapere Ansa, nella lista appare anche Emanuele Crupi, il quale però non è affiliato con un’università italiana, ma con l’ateneo del Texas.
Lo scorso anno, inoltre, sono stati premiati in totale 17 ricercatori italiani, di cui 8 impiegati in Italia e 9 all’estero. Sul motivo per cui c’è stata una diminuzione drastica dei connazionali insigniti del riconoscimento si è esposta Rossana Berardi, presidente eletto dell’Associazione italiana di oncologia medica:
Questo dato deve farci riflettere.
Non possiamo attribuirlo a una sola causa, ma è evidente che la competizione scientifica internazionale si gioca sempre di più dentro grandi reti accademiche globali.
Se le politiche restrittive sui visti e sulla mobilità rendono più difficile per studenti, medici e ricercatori stranieri formarsi negli USA, anche i giovani italiani rischiano di vedere ridotte alcune opportunità cruciali.
La risposta non può essere il ripiegamento, ma un investimento più forte su mobilità, collaborazioni e capacità dell’Italia e dell’Ue di offrire percorsi di ricerca altrettanto competitivi.
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