Due spicci, esce oggi la nuova serie di Zerocalcare: “Racconta il confronto con l’età adulta”

La serie "Due spicci" nasce da una crisi vissuta da Zerocalcare, il quale si è trovato a fare i conti con l'età adulta. Questa volta il racconto si concentrerà sull'analisi delle fragilità umane, grazie ai noti personaggi di Zero, Cinghiale e Armadillo.

Giorgia Fazio
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Esce oggi, 27 maggio, su Netflix, la terza serie di Zerocalcare. Questa volta il fumettista torna sullo schermo con Due spicci, che vedrà Zero e Cinghiale alle prese con la gestione di un locale e alcuni problemi economici e personali.

Nella storia c’è sempre l’immancabile Armadillo, il quale si troverà a gestire una situazione complicata da fantasmi del passato che tornano a galla. Come lo stesso Zerocalcare ha affermato, infatti, i “due spicci” sono tutti i conti in sospeso delle persone.

La serie, inoltre, è nata da una crisi che il fumettista ha vissuto nel momento in cui si è interfacciato con l’età adulta: “Questa serie racconta un momento di crisi che è tutt’altro che risolto. E sì, ha a che fare con l’età adulta, con quella risolutezza che non sono riuscito a trovare“.

Zerocalcare torna con “Due spicci”

Due spicci, Zerocalcare

Il fumettista romano è pronto a tornare sullo schermo con Due spicci, la nuova serie che ripresenta i personaggi di Zero, Cinghiale e Armadillo. Come fa sapere SkyTg24, il prodotto d’animazione è stato scritto e diretto da Zerocalcare, il quale si è giunto ormai alla terza serie, dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo.

Tutte e tre hanno come protagonisti i disegni del fumettista e trattano argomenti di attualità, seppure non collegati tra loro. Nello specifico, Due spicci, anch’essa prodotta da Movimenti Production, in collaborazione con Bao Publishing, vedrà Zero e Cinghiale alle prese con la gestione di un piccolo locale e, quindi, con la gestione di una serie di difficoltà economiche e personali, che metteranno a dura prova il loro equilibrio.

La situazione già instabile verrà ulteriormente compromessa dal ritorno di alcuni fantasmi del passato del protagonista e dal sorgere di nuove responsabilità. Accanto a Zero, a ogni modo, ci sarà l’immancabile coscienza di Armadillo, doppiato da Valerio Mastandrea. Per quanto riguarda il titolo della serie, lo stesso Zerocalcare aveva spiegato, durante la presentazione al Salone del Libro di Torino, che i “due spicci” non indicano solo il denaro, ma anche tutti i debiti della vita, come relazioni lasciate in sospeso o questioni irrisolte che prima o poi si ripresentano.

A fare da colonna sonore per le vicende di Zero, Cinghiale e Armadillo ci sarà Ci vuole una laurea, brano di Coez che unisce malinconia e ironia e indaga la fragilità umana e il percorso di crescita e consapevolezza individuale. La serie sarà disponibile anche su Sky Glass, Sky Q e sull’app Now Smart Stick.

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La parte introspettiva di “Due spicci”

Due spicci è forse la serie più personale e introspettiva di Zerocalcare, che racconta di un momento di crisi attraversato, dovuto al confronto con l’età adulta. Come lo stesso fumettista ha raccontato ad Adnkronos, il prodotto animato nasce da una profonda consapevolezza:

Questa serie racconta un momento di crisi che è tutt’altro che risolto.

E sì, ha a che fare con l’età adulta, con quella risolutezza che non sono riuscito a trovare.

Ma anche nella serie non è che si scioglie davvero.

Mettere a tema il fatto che alcune cose, alcune aspettative che avevo – che avevano anche le persone intorno a me – non si realizzeranno, e che su certe cose bisogna fare i conti, un po’ mi aiuta.

Mi permette almeno di fissare un punto, di fare una fotografia di come sto, e questo è utile.

Però no, sicuramente non è che adesso ho risolto tutto.

Si tratta, poi, di una serie che racconta quanto la maggior parte della gente prova, per lo meno il pubblico che segue Zerocalcare. Ecco allora che il fumettista ha parlato ad Adnkronos di responsabilità e senso di inadeguatezza:

Quando racconti una storia che parla a tante persone un po’ di responsabilità te la senti addosso per forza.

Intanto perché è una storia corale che riguarda anche persone vere: alcuni personaggi – non tutti, ma alcuni sì – sono persone reali, e mi sembrava giusto provare a restituirli in modo rispettoso delle loro vite.

E poi è una cosa che guarderanno in tanti.

Chi segue le mie cose spesso è ‘impicciato’ quanto me: il minimo comune denominatore è quel senso di inadeguatezza che ci portiamo dietro.

Provare a essere onesto con loro rispetto ad alcune cose mi sembra importante, perché chi si specchia in queste storie può sentirsi più solo o meno solo.

E penso che sia fondamentale che quel dialogo resti franco, almeno.

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