- Il coraggio di non arrendersi al destino, l’intervista a Giulia Lamarca
- 1. ’È più difficile pensarla la maternità in carrozzina che viverla.’ lo hai sempre detto…
- 2. Hai scoperto di essere incinta in un on the road in Corea del Sud e lo hai vissuto come la cosa più naturale del mondo…
- 3. Quando Sophie e Ethan cresceranno, cosa vuoi che abbiano imparato dalla tua forza e dalla tua esperienza?
- 4. Hai girato e stai girando il mondo con la tua splendida famiglia. Il turismo accessibile in Italia è migliorato davvero negli ultimi anni o è ancora una promessa disattesa? Mentre all’estero?
- 5. Hai una community affezionata di quasi un milione di follower e il tuo successo è avvenuto con naturalezza, come un tocco magico sulle cose…
- 6. Il tuo seguito dimostra quanto tu sia amata e sostenuta dalla tua community, come sei riuscita a renderla così fedele?
Cosa significa diventare mamme, oltre la disabilità? Ne parliamo con Giulia Lamarca, da anni una delle voci più lucide in Italia sul tema della disabilità e dell’accessibilità e travel influencer tra le più amate e seguite sui social.
È quindi possibile vivere pienamente in un mondo ancora fitto di gradini, fisici e mentali? La storia di Giulia ci insegna che, sì, è possibile e tutto dipende da come vuoi continuare a guardare la vita.
Ecco come è andata: a 19 anni un evento traumatico sconvolge ogni abitudine, un incidente in motorino la costringe su una carrozzina, ma lei resiste e sceglie di non arrendersi al destino. Tra le mura dell’ospedale conosce Andrea, fisioterapista, che diventerà il suo compagno di vita. Tutto avviene spontaneamente, insieme iniziano a girare il mondo, aprono un blog, raccontano sui social una quotidianità che molti pensavano impossibile. Un milione di follower, due figli, Sophie ed Ethan, tre posti del cuore tra Torino, Giappone e Seoul.
È rimasta incinta del suo secondo figlio proprio in un on the road in Corea del Sud e, per chi segue Giulia Lamarca, questa immagine non sorprende. C’è qualcosa di profondamente coerente nell’idea che uno dei momenti più emozionanti della sua vita l’abbia colta mentre era in viaggio, con gli occhi aperti sul mondo.
Quella di Giulia Lamarca è un’esistenza pienissima, ecco come è riuscita a costruirla, prendendo tutto quello che la vita le ha dato e facendone qualcosa di straordinariamente suo, non rinunciando all’emozione di essere mamma.
Il coraggio di non arrendersi al destino, l’intervista a Giulia Lamarca

1. ’È più difficile pensarla la maternità in carrozzina che viverla.’ lo hai sempre detto…
Pensarla è sicuramente più difficile. L’ostacolo iniziale è fare i conti con le aspettative degli altri e le tue. Una volta fatto questo si passa all’azione. Certo che in alcuni momenti c’è bisogno di una mano. Io ho Andrea che nel quotidiano mi aiuta moltissimo. Soprattutto quando i bambini sono piccoli. Ma dai 3 anni in poi invece è già più facile.
2. Hai scoperto di essere incinta in un on the road in Corea del Sud e lo hai vissuto come la cosa più naturale del mondo…
Sì, amo questo lato di me. Sono una che si muove molto in giro per il mondo e attualmente reputo casa Torino e il Giappone e un po’ di Seoul. Negli ultimi anni abbiamo passato la vita tra questi tre luoghi e amo questo lato di me e ora di noi. Amo vedere come stanno crescendo i nostri figli. Per noi la normalità è un qualcosa di tutto nostro.
3. Quando Sophie e Ethan cresceranno, cosa vuoi che abbiano imparato dalla tua forza e dalla tua esperienza?
Non ho aspettative su cosa impareranno da me. Però spero che non giudichino gli altri dall’aspetto o da ciò che non hanno, ma dalle cose che hanno e sanno fare. E che abbiano rispetto degli altri, sempre.
4. Hai girato e stai girando il mondo con la tua splendida famiglia. Il turismo accessibile in Italia è migliorato davvero negli ultimi anni o è ancora una promessa disattesa? Mentre all’estero?
Non è migliorato come avrebbe dovuto. Ci sono città che hanno fatto passi enormi e un buon lavoro, altre sono ferme da anni.
All’estero quello che mi stupisce è che sembrano aver capito che l’accessibilità non è qualcosa che serve solo alle persone con disabilità, ma serve per uno Stato e una popolazione che sta invecchiando e il concetto di autosufficienza e autonomia sta cambiando.
5. Hai una community affezionata di quasi un milione di follower e il tuo successo è avvenuto con naturalezza, come un tocco magico sulle cose…
Andrea dice sempre che sia davvero figo che un bambino si avvicini a me per fare una foto. Se vogliamo è questo il successo.
6. Il tuo seguito dimostra quanto tu sia amata e sostenuta dalla tua community, come sei riuscita a renderla così fedele?
Reputo che chi crede nelle mie stesse idee stia combattendo le mie stesse battaglie nella sua vita e non sono persone con disabilità, ma persone comuni che hanno gli stessi valori.

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