La combinazione di due farmaci biologici, fulzerasib e cetuximab, farebbe regredire il tumore al polmone nell’80% dei casi, senza la necessità di ricorrere alla chemioterapia. Ad arrivare a tale conclusione, come riporta Il Sole 24 Ore, è stato lo studio internazionale Krocus, a cui ha contribuito anche l’Istituto di Candiolo Irccs.
Si può parlare di una vera e propria svolta nel settore oncologico, se si pensa che l’utilizzo di tale terapia darebbe benefici ogni anno a circa 4mila pazienti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Oncology e tra le prime firme compare quella di Vanesa Gregorc.
Gli esiti sui pazienti hanno dimostrato un’ottima tolleranza della terapia, oltre che la possibilità di limitare gli effetti collaterali, come le reazioni cutanee che diventano maggiormente gestibili. Vediamo meglio, ora, come è stato condotto lo studio e a quali considerazioni si è giunti.
Due farmaci contro il tumore al polmone
Sembrerebbe essere vicina una svolta nella cura del tumore al polmone, dopo la pubblicazione sulla rivista scientifica The Lancet Oncology dello studio internazionale Krocus, che ha evidenziato come due farmaci biologici, fulzerasib e cetuximab, combinati farebbero regredire nell’80% dei casi la malattia, senza rendere necessario il ricorso alla chemioterapia.
Come fa sapereIl Sole 24 Ore, il tumore al polmone è il terzo tipo di cancro più frequente in Italia, con circa 45mila casi registrati ogni anno. Il 13% della forma più diffusa, quella non a piccole cellule, è caratterizzata dalla mutazione Kras G12C, per anni considerata impossibile da debellare farmacologicamente. Le cellule tumorali, infatti, sono sempre apparse resistenti agli inibitori.
Lo studio Krocus, però, ha superato questo ostacolo, agendo con due farmaci specifici direttamente su tale mutazione. Nel dettaglio, fulzerasib è un inibitore della proteina KRAS G12C, mentre cetuximab è un anticorpo che blocca il recettore Egfr, così da chiudere una delle principali vie di fuga del tumore, utilizzate per sopravvivere al farmaco.
La ricerca, quindi, ha evidenziato come questo tipo di trattamento farmacologico sia ben tollerato dai pazienti, poiché non si presentano le tossicità epatiche o intestinali, tipiche di altri farmaci della stessa categoria. Dunque, si limitano gli effetti collaterali e le reazioni cutanee, che diventano maggiormente gestibili.
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Lo studio sul tumore al polmone

Lo studio internazionale Krocus ha dimostrato che due farmaci biologici, combinati, possono superare i meccanismi di resistenza delle cellule tumorali, come già dimostrato in precedenza dalle ricerche condotte a Candiolo. A essere coinvolti nello studio sono stati, fa sapere Il Sole 24 Ore, pazienti mai trattati prima.
I risultati hanno evidenziato nell’80% dei casi una riduzione del tumore al polmone, mentre si è registrata una sopravvivenza libera da progressione media di 12,5 mesi, con molti pazienti ancora in trattamento a distanza di anni. Ciò che differenzia questa scoperta dalle terapie tradizionali, che combinano i farmaci alla chemioterapia, è che Krocus ha rilevato l’efficacia esclusiva degli agenti biologici, per bloccare la cellula tumorale.
In questo modo, il paziente non dovrà essere sottoposto agli effetti collaterali più pesanti della chemioterapia. Vanesa Gregorc, direttrice della divisione di Ricerca Clinica e Innovazione all’Istituto di Candiolo Irccs di Candiolo e prima firma dello studio, ha dato maggiori informazioni sulla ricerca. Queste le sue dichiarazioni, riprese da Ansa:
A differenza delle terapie tradizionali che combinano farmaci biologici alla chemioterapia, lo studio Krocus utilizza esclusivamente agenti biologici per bloccare la cellula tumorale.
Abbiamo smesso di attaccare indiscriminatamente tutte le cellule per sposare un approccio più selettivo a livello molecolare che risparmia al paziente gli effetti collaterali più pesanti.
In particolare, fulzerasib non presenta le tossicità epatiche o intestinali tipiche di altri farmaci della stessa categoria, limitando gli effetti collaterali a reazioni cutanee gestibili.
Visti gli ottimi risultati ottenuti, si sta progettando uno studio di Fase 3, che confronterà la combinazione biologica di fulzerasib e cetuximab con l’attuale standard di cura, ovvero chemio-immunoterapia. L’obiettivo, dunque, è quello di cambiare in modo definitivo l’iter terapeutico del tumore al polmone.
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