Amnesty International Italia e Sport4Society hanno consegnato a Julio Velasco, ct della nazionale femminile di volley, il Premio Sport e Diritti Umani. Il riconoscimento non solo per aver portato l’Italia sul tetto del mondo nello sport, ma anche per aver insegnato ad atlete e atleti che i valori contano più delle medaglie.
La consegna del Premio è caduta il giorno precedente al 50esimo anniversario del colpo di Stato in Argentina, che per il commissario tecnico ha rappresentato un momento fondamentale, sia nella propria vita privata che sportiva.
Durante la cerimonia una menzione speciale è andata anche alla Palestra Popolare Quarticciolo di Roma “presidio educativo, culturale e umano“. Vediamo adesso cosa è successo ieri e i motivi per cui Velasco è stato celebrato.
Julio Velasco e l’importanza dello sport
Si è svolta ieri, 23 marzo, presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” la consegna del Premio Sport e Diritti Umani. Amnesty International Italia e Sport4Society, quindi, hanno dato il riconoscimento a Julio Velasco, ct della nazionale femminile di volley.
Velasco ha accolto il premio con grande orgoglio, ricordando soprattutto la coincidenza con la data del 50esimo anniversario del colpo di Stato in Argentina, suo Paese natale. Queste le parole del commissario tecnico, riportate da Rai News:
Di solito non accetto premi, ma questo ha un significato profondo, data la concomitanza con l’anniversario del colpo di stato del ’76 in Argentina, che per me e la mia generazione è una ferita mai chiusa.
In quegli anni di buio e depressione, la pallavolo è stata la mia salvezza, la mia luce.
Mi ha dato uno scopo, mi ha permesso di stare con i giovani e di avere, ogni anno, un’opportunità migliore; quindi, in mezzo al buio mi ha permesso di avere qualcosa che mi entusiasmasse.
Alcuni degli avvenimenti di quegli anni drammatici io li ho usati con i giocatori.
In particolare, ho raccontato alle ragazze l’esperienza delle Madri di Plaza de Mayo, per far capire come donne che potevano sembrare quasi “ordinarie” hanno saputo essere coraggiose a rischio della propria vita, quando la motivazione è stata alta.
In conferenza stampa, poi, Julio Velasco ha ribadito come lo sport non sia solo attività fisica, ma vada ben oltre: “Lo sport deve essere un baluardo dei diritti umani: non possiamo permettere che le atlete e gli atleti, soprattutto i più giovani, paghino le conseguenze delle scelte dei governi. Anche nei momenti più difficili, non dobbiamo mai perdere la fiducia”.
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Come si è svolta la cerimonia

A consegnare il premio a Julio Velasco è stato il presidente della giuria Riccardo Cucchi che, come riporta Rai News, ha motivato il riconoscimento con queste parole:
Julio Velasco ha cresciuto generazioni di campioni della pallavolo portando le nazionali italiane maschile e femminile sul tetto del mondo.
Ma soprattutto ha insegnato ai suoi atleti che i valori contano più delle medaglie.
Negli anni drammatici della dittatura militare Argentina si è battuto con coraggio per la democrazia e i diritti umani.
Presenti alla cerimonia Massimo Sacchetti, Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia, Luca Musumeci, presidente di Sport4Society, Valerio Piccioni, ideatore e organizzatore de “La corsa di Miguel”, e in videomessaggio, Irma Testa, prima medaglia olimpica italiana nel pugilato femminile.
A essere premiata durante la giornata di ieri, con una menzione speciale, anche la Palestra Popolare Quarticciolo di Roma “presidio educativo, culturale e umano, che attraverso il pugilato, promuove inclusione sociale, rispetto delle regole e fiducia. Un esempio di sport accessibile a tutte e a tutti, di impegno sociale e di speranza nel futuro”. Emanuele Agati, allenatore della palestra, ha quindi commentato:
Ho visto nascere questa palestra dieci anni fa: all’inizio eravamo solo in pochi, oggi siamo in tantissimi.
Questo riconoscimento va a tutti noi, perché la Palestra Popolare Quarticciolo è diventata nel tempo un vero argine all’individualismo e alla politica dell’abbandono.
Questa menzione premia il nostro sforzo quotidiano ed è la testimonianza che un’alternativa collettiva esiste.
Vi ringraziamo di cuore per averci ascoltato e per aver dato voce alla nostra storia.
La prima edizione del Premio si è tenuta nel 2019 ed è stata vinta dal cestista Pietro Aradori. I vincitori seguenti sono stati il Pescara Calcio, l’ex calciatore Claudio Marchisio, la ciclista Alessandra Cappellotto, nel 2023 Natali Shaheen e Gary Lineker, il dirigente sportivo Claudio Ranieri e la calciatrice Elena Linari.
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