Parkinson, somministrata per la prima volta in Italia terapia che ne controlla i sintomi: come funziona?

Somministrata per la prima volta in Italia, a Milano, una terapia che controlla i sintomi del Parkinson. L'iter prevede un costante monitoraggio e si pone non solo come una cura ma anche come un modo per migliorare la qualità di vita ai pazienti.

Giorgia Fazio
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Per la prima volta in Italia è stata somministrata una cura che controllerebbe i sintomi del Parkinson. Nello specifico, si tratta di una infusione di levodopa, carbidopa ed entecapone, tra i principali farmaci contro la malattia.

Il trattamento è riservato a coloro che si trovano a uno stadio avanzato del Parkinson e presentano importanti difficoltà motorie. I medici del Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano, dove è avvenuta la somministrazione, sottolineano l’importanza di questa cura.

L’iter di cura prevede un costante monitoraggio, con controlli periodici per i pazienti. L’intento è quello di limitare non solo i sintomi del Parkinson, ma anche garantire una migliore qualità di vita ai pazienti. Vediamo tutto quello che c’è da sapere su questa terapia.

Una nuova terapia per il Parkinson

Per la prima volta in Italia è stata somministrata una terapia che controlla i sintomi del Parkinson. Come riporta Repubblica, il trattamento consiste in una infusione continua a livello digiunale di levodopa, carbidopa ed entecapone. Il primo è il comune farmaco utilizzato per la cura della malattia.

Ciò è avvenuto presso il Centro Parkinson e Parkinsonismi dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano e a dare maggiori spiegazioni sulla terapia e sulla sua composizione è stata Giulia Lazzeri, responsabile delle terapie infusionali del Centro Parkinson e Parkinsonismi:

La carbidopa riduce la conversione della levodopa in dopamina nei tessuti periferici, consentendo a una maggiore quantità di levodopa di raggiungere il cervello.

In questo modo aumenta l’efficacia del trattamento e si riducono alcuni effetti collaterali periferici, come nausea e vomito.

L’entacapone agisce invece rallentando la degradazione della levodopa nell’organismo, prolungandone l’effetto terapeutico.

L’elemento innovativo di questa terapia è rappresentato dall’associazione dei tre farmaci, mentre la modalità di somministrazione è già utilizzata nella pratica clinica per altre terapie a base di levodopa.

Questa combinazione permette di migliorare la disponibilità e la durata d’azione del farmaco, contribuendo a rendere più stabile la risposta clinica durante la giornata.

Come spiega Ioannis Ugo Isaias, Direttore del Centro, il trattamento è riservato a coloro affetti da Parkinson a uno stadio avanzato, che presentano soprattutto problemi motori, come movimenti involontari a scatti o lenti e continui, non adeguatamente controllate dalle terapie farmacologiche convenzionali. Queste le parole del Direttore riprese da Repubblica:

L’avvio di questa terapia rappresenta un importante traguardo clinico e organizzativo per il nostro Centro e amplia le opzioni terapeutiche disponibili per i pazienti con malattia di Parkinson in fase avanzata.

L’obiettivo è garantire un controllo più stabile dei sintomi e favorire un miglioramento concreto della qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.

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Controllo del Parkinson, il percorso

Terapia Parkinson

Per potersi sottoporre al trattamento è necessario, come fa sapere Repubblica, innanzitutto procedere con una valutazione specialistica, da parte di un team multidisciplinare. In seguito, viene inserito il sondino nel paziente, attraverso una procedura endoscopica.

Il dosaggio del trattamento è adattato progressivamente alle esigenze del soggetto. La dottoressa Giulia Lazzeri ha ribadito che l’iter di cura prevede un continuo monitoraggio, proprio come dimostrato dai controlli periodici a cui i pazienti devono sottoporsi. Questo è ciò che ha sottolineato:

Il principale beneficio atteso dal trattamento è un controllo più stabile dei sintomi motori, con miglioramenti che possono essere osservati già nelle prime settimane di terapia.

I rischi, invece, possono essere legati sia alla procedura di posizionamento del sondino sia alla terapia.

Tra le possibili complicanze vi sono infezioni o irritazioni nel punto di inserzione del sondino, dislocazione del sondino o complicanze procedurali.

Come per altre terapie dopaminergiche, possono inoltre comparire discinesie, ipotensione, nausea o disturbi neuropsichiatrici in alcuni pazienti.

Per questo motivo, per garantire l’efficacia e l’aderenza alla terapia, il trattamento deve essere gestito in centri specialistici, dove operano in stretta collaborazione neurologi esperti in disturbi del movimento, farmacisti ospedalieri, infermieri con competenze specialistiche, psicologi e nutrizionisti.

A queste dichiarazioni si è aggiunta Paola Lattuada, Direttrice Generale dell’ASST Gaetano Pini-CTO, che ha esaltato la rilevanza del trattamento, somministrato per la prima volta proprio nel Centro di Milano:

L’introduzione di questa nuova opzione terapeutica rappresenta un passo importante per il nostro ospedale e per la presa in carico dei pazienti affetti da malattia di Parkinson.

Essere il primo centro in Italia ad avviare questa terapia conferma l’impegno nel promuovere innovazione clinica, ricerca e qualità dell’assistenza.

Il nostro obiettivo è offrire ai pazienti una qualità di vita migliore attraverso percorsi di cura sempre più avanzati e personalizzati, grazie al lavoro multidisciplinare dei nostri professionisti e a una rete organizzativa capace di accompagnare il paziente e la sua famiglia in tutte le fasi della malattia.

Attraverso un’infusione continua, dunque, si vuole stabilizzare la presenza del Parkinson nei pazienti e garantire loro una migliore qualità della vita.

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