Primo intervento intracardiaco pediatrico video-assistito al Bambino Gesù di Roma. Come riporta Repubblica, la paziente è una ragazza di 17 anni, a cui è stata riparata una valvola mitrale. È stato necessario, quindi, procedere con un’incisione di 4 centimetri, che ha salvato la vita della paziente.
Si è optato per questo tipo di approccio così da ridurre il trauma dell’operazione, il dolore post-operatorio e la durata della degenza in ospedale. Dopo una settimana dall’intervento, infatti, la 17enne è potuta tornare a casa, in ottime condizioni.
A dirigere il team medico Lorenzo Galletti, il quale ha sottolineato come l’operazione sia un importante passo avanti nello sviluppo delle tecniche mininvasive in età pediatrica, ambito in cui ancora la medicina non è diffusa.
Primo intervento intracardiaco pediatrico
Si è svolto al Bambino Gesù di Roma il primo intervento intracardiaco pediatrico, su una ragazza di 17 anni affetta da insufficienza mitralica. Nello specifico, si è trattato, come riporta Repubblica, di un’operazione di annuloplastica e chiusura del “cleft” mitralico, mediante un’incisione laterale di 4 centimetri.
Ciò vuol dire che i chirurghi hanno ristretto e rinforzato l’anello troppo largo della valvola mitrale, ossia una delle quattro che regola il flusso del sangue, e hanno serrato una piccola fessura anomala presente su uno dei lembi, in modo che la valvola si potesse chiudere senza far rifluire il sangue. L’operazione si è svolta, inoltre, totalmente in modalità video-assistita, con endoscopia tridimensionale ad alta definizione.
Il team multidisciplinare guidato da cardiochirurghi dell’Unità Cardiochirurgia, con a capo il professor Lorenzo Galletti, ha portato avanti un intervento che si battezza come il primo nell’ambiente pediatrico. L’endoscopia cardiaca, infatti, è già ampiamente diffusa tra gli adulti, ma non altrettanto tra i piccoli pazienti.
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Come si è svolto l’intervento

Quando si parla di intervento intracardiaco si fa riferimento a una tecnica che permette di compiere operazioni a cuore aperto, apportando delle incisioni di pochi centimetri, grazie all’utilizzo di strumenti miniaturizzati e videocamere ad alta definizione. Queste ultime, infatti, garantiscono immagini tridimensionali dettagliate.
Così, riporta Repubblica, si riducono il trauma subìto durante l’intervento chirurgico, il dolore post-operatorio, il rischio di contrarre infezioni, la durata della degenza in ospedale. In aggiunta, dal punto di vista estetico il risultato è migliore, comportando anche un approccio psicologico più disteso da parte dei pazienti pediatrici.
A collaborare per il primo intervento intracardiaco pediatrico sono stati cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, tecnici di circolazione extracorporea e infermieri di sala operatoria del Bambino Gesù, con il supporto dell’esperto Andrea Salica, dottore dell’European Hospital di Roma. L’operazione, dunque, è andata per il meglio e dopo un giorno in terapia intensiva e cinque nel reparto di degenza, la 17enne è stata dimessa in ottime condizioni.
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Un punto di riferimento per la cardiochirurgia
L’applicazione della chirurgia intracardiaca ed endoscopica anche sui pazienti pediatrici rappresenta un’innovazione necessaria nel mondo della medicina. Ad assecondare questo pensiero, come fa sapere Repubblica, è lo stesso Ospedale Bambino Gesù, che ogni anno tratta 450 casi di malformazioni cardiache congenite o sviluppate in età pediatrica.
Quindi, l’Ospedale si conferma Centro di riferimento per la cardiochirurgia avanzata, così come sottolinea anche il professor Lorenzo Galletti, che ha evidenziato i vantaggi di questa novità:
L’adozione dell’approccio totalmente endoscopico rappresenta un’evoluzione naturale del nostro programma di cardiochirurgia mini-invasiva.
Questa tecnica ci consente di offrire ai giovani pazienti interventi sempre più sicuri e meno invasivi, ampliando le possibilità di applicazione dell’endoscopia anche in età pediatrica e riducendo la necessità di ricorrere a procedure più complesse.

