Referendum sulla giustizia, si vota il 22 e il 23 marzo: cosa ci è richiesto?

Definite dal Consiglio dei ministri le date in cui si voterà per il referendum sulla giustizia. 22 e 23 marzo i cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla separazione delle carriere di giudici e pm.

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Stabilite dal Consiglio dei ministri le date in cui si voterà per il referendum sulla giustizia 2026. Le urne saranno aperte il 22 e il 23 marzo prossimi, stessi giorni in cui si è chiamati a votare anche per le elezioni suppletive, per coprire i seggi della Camera lasciati vacanti dal governatore Stefani e dall’assessore Bitonci.

Come fa sapere SkyTg24, ciò che verrà richiesto ai cittadini riguarda la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l’istituzione di due distinti Csm, la creazione di un’Alta corte disciplinare e l’avvio di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno.

Si tratta, dunque, di un referendum confermativo, che consente ai cittadini di esprimersi liberamente e in modo democratico sull’approvazione della legge costituzionale circa, per l’appunto, la separazione delle carriere. Tale legge, dunque, entra in vigore solo se confermata dal voto popolare.

Scelte le date del referendum

Sono state definite dal Consiglio dei ministri le date in cui si voterà per il referendum sulla giustizia 2026. I cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia domenica 22 e lunedì 23 marzo, periodo scelto in base alle richieste dell’opposizione, ossia che la decisione sia presa prima di aprile.

Negli stessi due giorni si voterà anche per le elezioni suppletive, finalizzate a coprire i seggi della Camera lasciati liberi dal governatore del Veneto, Alberto Stefani, e dall’assessore della sua giunta, Massimo Bitonci.

Ciò che viene richiesto nel referendum riguarda, fa sapere SkyTg24, la modifica di alcuni articoli della Costituzione. Nello specifico, ci si concentrerà sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, l’istituzione di due distinti Csm, la creazione di un’Alta corte disciplinare e l’avvio di un meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno.

Leggi anche: Riforma della Giustizia: arriva il sì del Senato per le carriere separate

Qual è il quesito del referendum?

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Innanzitutto, come sottolinea SkyTg24, quello del 22 e del 23 marzo sarà un referendum confermativo, o costituzionale, il che vuol dire che i cittadini sono chiamati a esprimersi sull’approvazione di una legge costituzionale o di una revisione costituzionale.

La legge in questione entra in vigore solo se confermata dal voto popolare. Si è giunti al referendum, in questo caso, perché non si è riusciti a ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, nelle seconde deliberazioni. La prossima primavera, quindi, il quesito posto sarà:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?

A questo bisognerà rispondere “Sì” o “No”. Non è richiesto il quorum, in quanto non si tratta di un referendum abrogativo, ma è sufficiente che si raggiunga la maggioranza dei voti espressi.

Si ricorda, infine, che il referendum è finalizzato a esprimere la propria opinione sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, oltre che la costituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti e una nuova Alta Corte disciplinare, per i magistrati ordinari.

Leggi anche: Separazione delle carriere, ok dal Senato: presto un referendum per i cittadini

Perché il referendum?

Il tema principale del referendum, come fa sapere Wired, riguarda il Consiglio superiore della Magistratura, ossia l’organo di autogoverno che garantisce autonomia e indipendenza ai magistrati, per l’appunto, riconoscendoli come indipendenti dagli altri poteri dello Stato. La norma referendaria, quindi, non andrebbe a modificare tale aspetto, ma a istituire due organi di autogoverno distinti, per i magistrati giudicanti e quelli requirenti.

Rispettivamente, nascerebbero il Consiglio superiore della Magistratura giudicante e il Consiglio superiore della Magistratura requirente. A presiedere entrambi gli organi sarebbe, sempre, il Presidente della Repubblica. A essere modificato, invece, sarebbe il metodo di elezione dei membri dei due Csm, attraverso un sistema di sorteggio. Un terzo verrebbe estratto a sorte tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.

Due terzi, poi, verrebbero estratti, rispettivamente, tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. I Csm avrebbero le stesse competenze attuali rispetto ad assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati. Dall’altra parte, però, i due organi perderebbero la potestà disciplinare, ossia non potranno giudicare pm e giudici sulla base delle norme e della deontologia. A poter fare ciò sarà l’Alta Corte disciplinare, composta da:

  • 3 membri nominati dal Presidente della Repubblica, tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio
  • 3 estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio
  • 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità
  • 3 estratti a sorte tra i magistrati requirenti con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità

Infine, per quanto riguarda i pubblici ministeri, appartenenti alla magistratura requirente con almeno 15 anni di esercizio alle spalle, diventerebbero giudici solo per meriti insigni, su designazione del Csm giudicante, e non più per carriera.

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