L’ultimo saluto a Giulia Cecchettin, il papà Gino: “Uomini, non giriamo mai la testa di fronte ad alcuni gesti”

Per l'ultimo saluto a Giulia Cecchettin molti presenti indossano il fiocco rosso, simbolo della violenza contro le donne. Suo papà Gino la ricorda così: "Grazie per aver mostrato sempre il tuo coraggio. La tua perdita deve essere un punto di svolta".

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Oggi è il giorno dell’ultimo saluto a Giulia Cecchettin e sono migliaia le persone sia all’interno sia all’esterno della Basilica di Santa Giustina a Padova. Per l’occasione sono stati installati anche dei maxischermi per far sì che tutti possano seguire la cerimonia

Poco prima delle undici è arrivato il feretro della giovanissima Giulia e ad accoglierla c’erano i sacerdoti di Vigonovo e Saonara, i luoghi in cui ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza, papà Gino, la sorella Elena, il fratello Davide e la nonna Carla.

Tutti indossano un fiocco rosso, simbolo della violenza contro le donne che è stato poi distribuito anche ai presenti nella basilica. A stringersi attorno alla famiglia di Giulia Cecchettin ci sono anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e molti sindaci dei paesi confiti.

Il vescovo di Padova al funerale di Giulia Cecchettin: “Trasformiamo dolore in impegno”

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Monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, ha iniziato poco dopo le 11 la sua omelia durante il funerale di Giulia Cecchettin, invocando alla salvaguardia dei diritti umani e a tramutare il dolore in impegno civile il dolore:

La conclusione di questa storia lascia in noi amarezza, tristezza, a tratti anche rabbia, ma quanto abbiamo vissuto ha reso evidente anche il desiderio di trasformare il dolore in impegno per l’edificazione di una società e un mondo migliori.

Al centro deve esserci il rispetto della persona e la salvaguardia dei diritti fondamentali di ciascuno, specie quello alla libera definizione del proprio progetto di vita.

Il vescovo è tornato per un attimo alla giornata del 18 novembre: “Non avremmo voluto vedere quello che i nostri occhi hanno visto né avremmo voluto ascoltare quello che abbiamo appreso. Per sette lunghi giorni avevamo atteso, desiderato e sperato di vedere e sentire cose diverse. E invece ora siamo qui”.

Ha poi continuato, onorando la memoria di Giulia in eterno: “Il sorriso di Giulia mancherà al papà Gino, alla sorella Elena e al fratello Davide e a tutta la sua famiglia. Mancherà agli amici, a tutti noi. Custodiamo però la sua voglia di vivere, le sue progettualità, le sue passioni. Il suo volto resterà impresso nell’affetto e nella memoria di chi l’ha conosciuta”.

Monsignor Cipolla ai giovani: “Basta soprusi. Imparate l’amore e il rispetto reciproco”

Durante l’omelia Monsignor Cipolla si è rivolto a tutti, specialmente ai giovani, spiegando cos’è l’amore, un sentimento profondo che non conosce il narcisismo:

L’amore non è un generico sentimento buonista.

Non si sottrae alla verità, non sfugge la fatica di conoscere ed educare se stessi.

È empatia che genera solidarietà, accordo di anime e corpi nutrito di idealità comuni, che nell’ascolto dell’altro trova la via per spezzare l’autoreferenzialità.

E ha detto, a gran voce, che “non possiamo più consentire atti di sopraffazione e di abuso, ma dobbiamo imparare l’amore e vivere nel rispetto reciproco, cercando il bene dell’altro nel dono di noi stessi”. Proprio per questo è necessario “trasformare quella cultura che li rende possibili”.

Gino Cecchettin ricorda la figlia Giulia: “Grazie per questi 22 anni, salutaci la mamma”

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Durante il funerale di sua figlia Giulia, Gino Cecchettin ha letto una toccante lettera tra le lacrime: “Giulia era come l’avete conosciuta, una giovane donna, mai sazia di imparare. Dopo la perdita della mamma ha abbracciato la famiglia, si è guadagnata anche il titolo di mamma. Era già una combattente, tenace nei momenti di difficoltà e il suo spirito indomito ha ispirato tutti noi”.

Si è poi rivolto a tutti gli uomini: “Noi tutti dobbiamo dimostrare di essere agenti di cambiamento, contro la violenza di genere. Non giriamo la testa di fronte a determinati gesti. Insegniamo ai nostri figli ad accettare anche le sconfitte, nel rispetto della sacralità dell’altro”.

Ha concluso: “La perdita di mia figlia deve essere il punto di svolta per mettere fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Cara Giulia, ora è il momento di lasciarti andare, salutaci la mamma. Impareremo a danzare sotto la pioggia. Grazie per questi 22 anni”.

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