Stabilite dal Consiglio dei ministri le date in cui si voterà per il referendum sulla giustizia 2026. Le urne saranno aperte il 22 e il 23 marzo prossimi, stessi giorni in cui si è chiamati a votare anche per le elezioni suppletive, per coprire i seggi della Camera lasciati vacanti dal governatore Stefani e dall’assessore Bitonci.
A farlo sapere è La Repubblica, che ha riportato il commento del il presidente del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, il quale spera di poter “organizzare al meglio la campagna referendaria, nella speranza che non siano poste in essere ulteriori iniziative dilatorie e speculative“.
A ogni modo, si tratta di un referendum confermativo, che consente ai cittadini di esprimersi liberamente e in modo democratico sull’approvazione della legge costituzionale circa la separazione delle carriere. Tale legge, dunque, entra in vigore solo se confermata dal voto popolare.
Scelte le date del referendum
Sono state definite dal Consiglio dei ministri le date in cui si voterà per il referendum sulla giustizia 2026. I cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia domenica 22 e lunedì 23 marzo, periodo scelto in base alle richieste dell’opposizione, ossia che la decisione fosse presa prima di aprile.
Negli stessi due giorni si voterà anche per le elezioni suppletive, finalizzate a coprire i seggi della Camera lasciati liberi dal governatore del Veneto Alberto Stefani e dall’assessore della sua giunta Massimo Bitonci.
Rispetto alla scelta delle due date per il referendum, il presidente del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi, Gian Domenico Caiazza, come riporta La Repubblica, ha dichiarato:
Finalmente c’è la fissazione della data che consente a tutti noi di poter organizzare al meglio la campagna referendaria, nella speranza che non siano poste in essere ulteriori iniziative dilatorie e speculative visto che il referendum è già indetto e non c’è nessuna necessità della raccolta firme.
Quest’ultima parte del discorso di Caiazza si riferisce alla raccolta firme in corso, indetta per richiedere un nuovo referendum. Se si dovessero raggiungere 500mila firme entro fine gennaio, potrebbe intervenire la Corte costituzionale e modificare quanto deciso finora.
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Qual è il quesito del referendum?

Innanzitutto, come sottolinea SkyTg24, quello del 22 e del 23 marzo sarà un referendum confermativo, o costituzionale, il che vuol dire che i cittadini sono chiamati a esprimersi sull’approvazione di una legge costituzionale o di una revisione costituzionale.
La legge in questione entra in vigore solo se confermata dal voto popolare. Si è giunti al referendum, in questo caso, perché non si è riusciti a ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, nelle seconde deliberazioni. La prossima primavera, quindi, il quesito posto sarà:
Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?
A questo bisognerà rispondere “Sì” o “No”. Non è richiesto il quorum, in quanto non si tratta di un referendum abrogativo, ma è sufficiente che si raggiunga la maggioranza dei voti espressi.
Si ricorda, infine, che il referendum è finalizzato a esprimere la propria opinione sulla riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, oltre che la costituzione di due Consigli superiori della magistratura distinti e una nuova Alta Corte disciplinare, per i magistrati ordinari.
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