La detenzione venezuelana è ufficialmente finita, e questa mattina, sulla pista dell’aeroporto di Ciampino, è atterrato il Falcon del 31° Stormo che ha riportato a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. Dopo oltre 14 mesi passati nelle carceri del Paese sudamericano, i due italiani hanno potuto riabbracciare i propri cari in un clima di profonda commozione, segnando l’epilogo di una vicenda diplomatica complessa e dolorosa.
Ad accoglierli, come riporta “Ansa”, erano presenti le massime cariche istituzionali: la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, oltre al direttore dell’AISE Giovanni Caravelli, che ha viaggiato con loro confermando il ruolo cruciale dell’intelligence nelle trattative.
Le prime immagini diffuse mostrano i due uomini provati ma sorridenti, circondati dall’affetto dei familiari che hanno atteso questo momento per oltre un anno. Nonostante il lieto fine, le ferite di questa esperienza restano profonde, come sottolineato dalle prime, dure parole affidate ai legali e alla stampa.
L’abbraccio dei familiari al rientro in Italia

L’atterraggio è avvenuto intorno alle 8:35 di questa mattina, e stando a quanto riporta “Ansa”, la Premier Giorgia Meloni avrebbe avuto un dialogo con i due connazionali, rivolgendo ad Alberto Trentini parole di umana vicinanza: “Hai abbracciato mamma? È stata tanto in pensiero lo sai, vero?”, per poi congedarsi con un affettuoso “non voglio disturbarvi, avete del tempo da recuperare”.
Anche il ministro Tajani ha commentato il lieto fine di questa tragica vicenda. Le sue parole, riportate da “Rai News”:
Vedere il sorriso dei figli di Burlò, l’abbraccio dalla mamma di Trentini al figlio, sono scene che ti toccano perché ci sono gli aspetti umani oltre all’aspetto politico.
Rivedere due persone che possono essere vicine finalmente alle loro famiglie e stanotte dormire a casa, è qualcosa che ci riempie il cuore.
Le parole di Alberto Trentini e Mario Burlò
Le dichiarazioni di Trentini e Burlò, riportate da “Rai News”, dipingono un quadro di sofferenza psicologica estrema. Alberto Trentini, attraverso una nota letta dall’avvocata Alessandra Ballerini, ha espresso sentimenti contrastanti, chiedendo ora privacy e silenzio:
Siamo felicissimi, ma la nostra felicità ha un prezzo altissimo.
Non si possono cancellare le sofferenze e questi interminabili 423 giorni.
Grazie a tutte le persone che ci sono state vicini, anche silenziosamente.
Da adesso in poi abbiamo bisogno di vivere giornate serene e costruttive per tentare di cancellare i brutti ricordi e tentare di superare le sofferenze di questi 14 mesi.
Ancora più esplicito è stato Mario Burlò che, parlando ai microfoni del Tg2, ha denunciato le condizioni della sua detenzione, definendola senza mezzi termini “un vero sequestro di persona” basato su accuse folli e infondate:
Come siamo stati trattati? Non bene, non posso dire che mi siano state fatte delle violenze fisiche, ma senza poter parlare con i nostri figli, senza il diritto di difesa, senza poter parlare con un avvocato, completamente isolati.
Qui pensavano che io potessi essere morto: quando uno lede il diritto di difesa, di parlare con i propri figli, e chi è genitore può capire la sofferenza, è una tortura.
Burlò ha raccontato di non aver potuto parlare con i propri figli per un anno intero, e questa privazione è stata descritta dall’imprenditore come una violenza psicologica devastante. Anche la figlia Gianna ha rilasciato delle dichiarazioni a “Rai News”, guardando al futuro con positività: “Voglio fare qualsiasi cosa, voglio stare con lui e recupereremo il tempo perso”.
Stasera, come ha ricordato il ministro Tajani, Alberto e Mario potranno finalmente dormire nel proprio letto, al sicuro, circondati dall’amore di chi non ha mai smesso di aspettarli. Per loro due e per le rispettive famiglie è arrivato, finalmente, il momento di mantenere la promessa fatta dalla figlia di Burlò e recuperare tutto il tempo perso.
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