È pace per Gaza? Hamas apre al piano Trump e al rilascio degli ostaggi

Hamas accetta il piano di pace di Trump e si dichiara pronta a liberare gli ostaggi israeliani, mentre Israele e Stati Uniti valutano le prossime mosse per la stabilità a Gaza.

Gloria Caruso
Gloria Caruso
La scrittura è una strada di cui seguire la rotta, per muoversi con determinazione tra fatti e parole. L’informazione vale solo se è fatta bene: con gli occhi attenti e la mente aperta.
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Hamas ha annunciato ufficialmente “la propria disponibilità a liberare tutti gli ostaggi israeliani – vivi e deceduti – secondo il meccanismo di scambio previsto nel documento del presidente Trump” e ad avviare “immediatamente” negoziati sui dettagli del piano in 20 punti proposto da Washington. È quanto riporta Ansa.

L’organizzazione palestinese si è detta pronta anche a trasferire il controllo della Striscia di Gaza a un ente palestinese sostenuto da Paesi arabi e islamici. Tuttavia, ha sottolineato che restano questioni aperte, da discutere in un quadro più ampio, che riguardano il futuro della Striscia e i diritti del popolo palestinese. La risposta di Hamas, arrivata entro l’ultimatum fissato da Trump, segna un potenziale punto di svolta dopo mesi di conflitto, anche se restano nodi delicati irrisolti.

La reazione di Israele e Stati Uniti alla prospettiva di pace

Dal canto suo, il premier Benjamin Netanyahu ha confermato che Israele ha avviato i preparativi per attuare la prima fase del piano “in conformità con i principi stabiliti da Israele che sono coerenti con la visione del presidente Trump”. In un videomessaggio su Truth, Trump ha esultato definendolo “un grande giorno, un giorno speciale, forse senza precedenti in molti modi”.

Come evidenzia Ansa, i familiari degli ostaggi israeliani hanno accolto positivamente l’annuncio, parlando di “una mossa coraggiosa di leadership”. Restano però punti sensibili: Hamas non ha fatto alcun riferimento al disarmo delle fazioni armate, né alla possibile presenza di una forza internazionale nella Striscia. Due aspetti cruciali, che rischiano di pesare sulle prossime trattative, ma che non cancellano il primo segnale concreto di un possibile percorso verso la pace.

Leggi anche: Il punto sulla Palestina: 15 risposte dell’esperta Michela Mercuri

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