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Vittoria Craxi: “Vi racconto cosa vuol dire essere la nipote di mio nonno”

Un cognome ingombrante, un'infanzia segnata da episodi di bullismo ma anche da affetto, la voglia di essere indipendente. L'intervista a Vittoria Craxi.

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Vittoria è una giovane ragazza, una millennial sì, ma con un’aura di antico, solare ma con un velo di malinconia negli occhi, bellezza austera e al tempo stesso in grado di emanare sensibilità, con una marcia in più nella consapevolezza di sé. Ha solo 25 anni eppure è come se avesse già vissuto abbastanza e c’è un dettaglio che non può passare inossevato, il suo cognome: Craxi. Non ha bisogno di presentazioni, è la storia di Italia, nipote di Bettino e figlia di Bobo. Cosa significa per una ragazza nel cuore della sua giovinezza, immersa nei suoi sogni, nella sua personale dimensione convivere con un cognome così ingombrante? Abbiamo ascoltato Vittoria con molto interesse, chiedendole di raccontarci la sua storia, di entrare nel vivo dei suoi pensieri e siamo rimasti colpiti dalla spontaneità del suo racconto. Non è scontato per una ragazza, che si è appena affacciata al mondo degli adulti, avere già una direzione, un carattere così determinato, un’ottima sicurezza in se stessa. Riesce a emanare tutto questo raccontandosi nella sua semplicità ma si vede che non è stato un percorso così scontato, si avverte qualche malinconia, qualche delusione che però ha contribuito alla sua crescita, e la cosa più bella è che Vittoria si è raccontata come se stesse davvero parlando a degli amici e non a una redazione. Questa intervista poteva essere la solita esternazione retorica sui pro e contro di avere un cognome risonante e invece ci ha lasciato un messaggio forte, privo di costruzioni e senza sovrastrutture, sull’importanza di portare il suo nome a testa alta, seppur nella società di oggi sembrerebbe essere una cosa non del tutto semplice. L’abbiamo conosciuta così.

Vittoria se dovessi raccontarti a chi di te non sa proprio nulla come ti descriveresti?

Caratterialmente sono una persona molto aperta, estroversa e generosa, ho imparato a essere giudiziosa negli anni, ho imparato a fare delle selezioni fra le persone che frequento, sono cambiata molto crescendo, se prima mi focalizzavo sugli altri e poco su me stessa, con gli anni invece ho capito che è meglio frequentere persone in grado di dare e non solo di risucchiare energia. Mi adatto facilmente a tutti gli ambienti, sono molto sensibile, questo è un lato che mi piace del mio carattere, ho l’abitudine ad ascoltare gli altri, sentire sempre più campane, amici e famiglia. Sono fatta così in sostanza.

Come ti sei rapportata al tuo cognome?

Vittoria da bambina, al mare insieme al nonno Bettino Craxi.

Il mio cognome l’ho sempre vissuto in maniera leggera, mai avuto problemi, poi ovvio con il passare degli anni, ho iniziato a capire realmente la mia storia, a conoscere il mio passato, chi è stato mio nonno, cosa ha fatto per l’Italia, ho associato il mio cognome a un pezzo della storia. Oggi, da quello che vedo e che sento, è un periodo storico in cui mio nonno viene rimpianto, lo vivo con molto orgoglio, perché penso che mio nonno sia stato veramente un uomo d’altri tempi a differenza di ciò che in politica accade oggi, quindi in realtà porto il mio cognome a testa alta. In passato è stata un po’ più dura nell’approccio all’università, quando dovevo fare gli esami le battutine c’erano sempre, mi è capitato molto spesso. Docenti legati al mondo della politica infastiditi dalla figura di mio nonno pensavano che bocciarmi agli esami potesse creare a me degli squilibri, non sapendo che essendo io una persona fortunatamente forte mi lasciavo scivolare addosso questo genere di cose, ritenendo piuttosto loro deboli e frustati, se non addirittura invidiosi, ormai c’ho fatto il callo. Oggi il mio cognome lo vivo in maniera leggera, prima quando ero piccola magari è stato un po’ più difficile, ma poi in realtà ho sempre avuto intorno persone che mi hanno voluto bene. Molti possono pensare che, grazie al mio cognome, io abbia le porte aperte ovunque vada, che la mia strada è sempre in discesa, spianata, invece è proprio il contrario. Io a differenza degli altri devo sempre mostrarmi migliore, e soprattutto devo sempre essere umile, perché quando ti ritrovi un cognome così pensano che tu non sia umile, che tu abbia avuto una vita privilegiata, molte volte mi viene fatta la battuta “Pensavo che tu fossi diversa”, lasciandomi intendere di essere presuntuosa e sulle mie, solo per il mio cognome ma poi ci mettono poco a capire chi sono, una persona normalissima, cresciuta in una famiglia normalissima: a tavola mangiamo con una posata sì e una no, io mangio in piedi, mio padre davanti la tv, mia madre in cucina, abbiamo avuto una vita semplice.

Quali sono gli episodi più spiacevoli che hai subito?

Ringraziando il cielo non sono tanti gli episodi spiacevoli di cui sono stata vittima, sono una ragazza forte, lo ripeto, sono rispettata dalle donne e dagli uomini, non do la possibilità a nessuno di mettermi i piedi in testa, questo carattere l’ho ereditato da mia mamma, sono cresciuta con il suo insegnamento, così come mio fratello, siamo abituati a farci rispettare, quindi oltre le battutine “Tu hai il tesoro nascosto, tu non hai bisogno di lavorare, a te che ne te importa dei soldi ne hai a palate”, lì per lì ti fa male anche se fai finta di nulla ne soffri. Sono frasi che ho sentito quando ero più piccola, ora crescendo nessuno si permetterebbe mai. Con tutto quello che ho visto e che ho subito veramente rischierei di fare un attentato, quando ero ragazzina mi rubavano i 50 centesemi alla macchinetta delle merende “Perché tuo nonno me li deve” oppure qualcuno mi tirava le monetine, ma nessuno si è permesso di andare oltre. Erano ragazzini che avevano sentito a casa qualcosa o visto sui Youtube dei video dedicati a mio nonno, immagini e video che girano ancora. Penso che mio padre, mia zia, la mia famiglia abbiano subito episodi ben più sgradevoli. Grazie al nostro carattere ci siamo fatti sempre rispettare.

Sei orgogliosa del tuo cognome?

Estate in famiglia, Vittoria e il fratello, insieme al nonno Bettino.

Sì, sono orgogliosa del mio cognome, oggi posso dirlo, l’ho capito poi col tempo, l’ho capito con tante cose, oggi posso dire di sì, porto un cognome di grande spessore ma allo stesso tempo di grande storia, tante volte questo cognome è un po’ pesante ma lo porto a testa alta, anche perché adesso so come difendermi, so tante cose, ho scoperto anche tramite la storia, cose che non conoscevo prima e quindi sono molto orgogliosa di questo. Il cognome inganna, adesso lo vivo con leggerezza. Certo non mancano i momenti di ‘vergogna’, salgo sul treno, sul biglietto c’è scritto il mio nome e il capotreno: “Signorina mi saluti suo padre, mi saluti sua zia, io sono un compagno” e ti ritrovi addosso lo sguardo di trenta persone che si chiedono “Ma questa ragazza chi è”? Devo dire che oltre l’imbarazzo apprezzo queste manifestazioni di stima perché vuol dire che mio nonno ha fatto tanto, ha fatto del bene e non posso essere che fiera di questo, io sono molto fiera del mio cognome, soprattutto quando viaggio in Tunisia, in quella terra tutti vogliono bene a mio nonno e lì sono rispettata maggiormente. Lì non è stato un ladro, quello che ha rubato i soldi, quello che ha fatto un casino, quello di Tangentopoli, lì lui è sempre il Presidente. Qui è un po’ diverso, sono più amata al Sud, dove non mi sento dire cose come ‘Tuo nonno ha rubato’. Ci sono tantissime ragazze e ragazzi che hanno cognomi più forti del mio e non deve essere un disagio portare un cognome importante, nella società di oggi viene vissuto come un disagio e lo è stato anche per me ma adesso non mi interessa più, sono cresciuta.

Che tipo di eredità di valori pensi ti abbia lasciato la tua famiglia?

Ritratto di famiglia, Vittoria con la mamma e il fratello.

La mia famiglia mi ha trasmesso molti valori, i valori sono convizioni molto profonde, molto forti, quelli più importanti per me che mi sono stati trasmetti, sembra scontato dirlo, sono quelli dell’amore e della famiglia, loro mi hanno trasmesso questo, siamo veramente molto uniti tra di noi, non passa mezza giornata che non ci sentiamo al telefono anche se non tutti siamo sempre insieme, mio fratello non vive in Italia. Per me soprattutto il valore della famiglia è molto importante, ma non tutti ce l’hanno. Così come il valore dell’onestà, che mi è stato trasmesso prima di tutto, le persone che interagiscono con me e la mia famiglia hanno fiducia in noi e questo è molto bello. Grazie all’educazione che ho ricevuto, mi sono stati trasmessi principi altrettanto edificanti come l’integrità e la libertà. Soprattutto la libertà è molto importante e loro me l’hanno data sin da subito, sin da piccolina.

In cosa ti senti diversa dalla tua famiglia? C’è qualcosa che il tuo cognome non rappresenta di te?

Vittoria, insieme al papà Bobo Craxi.

Non mi sento diversa dalla mia famiglia, sicuramente abbiamo vissuto periodi storici molto differenti, mi sento lontana da loro magari da questo punto di vista. Loro hanno vissuto un periodo storico molto turbolento, caratterizzato da molta sofferenza che ringraziando il cielo io forse ho vissuto solo per metà della metà della metà. Il mio cognome mi si addice in parte perché non sono un’amante della politica, non lo porto avanti per questo, perché la politica non mi interessa, per il resto invece sì, mi si addice perché io sono molto simile a mio padre e a mio nonno anche esteticamente, fisicamente. Non mi sento diversa da loro, mi sento diversa solo per il momento storico complicato che hanno vissuto e che io mi sono risparmiata. Tante volte me lo hanno raccontato ma solo con il tempo ho capito, ho potuto ricostruirlo tramite foto, tramite video, tramite documentari, film, ho capito quello che hanno passato e subito per la cattiveria della gente perché purtroppo le persone spesso sono cattive. Ecco perché non posso paragonarmi a loro.

Cosa vuoi fare da grande?

Un ritratto di Vittoria Craxi oggi.

È una domanda complicata, tante volte mi faccio questa domanda, soprattutto perché mi sento già grande, uno si costruisce la vita a venti, a trenta, cinquant’anni, non c’è mai un’età in cui uno può dire ho fatto tutto, mi sono realizzato. Su molte cose mi sento realizzata su altre no, sicuramente mi piacerebbe un domani farlo in qualcosa di creativo e che mi faccia stare in contatto con le persone. Quando ero più giovane avrei voluto studiare all’università alberghiera, poi per tanti motivi ho scelto di intraprendere un altro percorso. Prima o poi riuscirò a far qualcosa, voglio essere una donna indipendente, anche economicamente: oggi noi donne ci ritroviamo spesso a dipendere da un uomo o da qualcosa a scapito di noi stesse. Io voglio essere indipendente, ma al tempo stesso vorrei avere una famiglia, dei figli, solo allora potrò sentirmi realizzata completamente.

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