lunedì, Settembre 27, 2021

Tokyo 2020. Il caso di Krystsina Tsimanouskaya: costretta al rimpatrio, chiede aiuto al Cio

La bielorussa Krystsina Tsimanouskaya ha ottenuto il visto umanitario polacco. L'atleta stava per essere rimpatriata per aver criticato pubblicamente il comportamento negligente dei suoi allenatori.

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

Tokyo 2020: un’atleta bielorussa denuncia di essere stata allontanata contro la sua volontà dai Giochi Olimpici e portata forzatamente in aeroporto per essere rimpatriata nel suo paese.

Krystsina Tsimanouskaya è la campionessa nazionale che ha gareggiato agli Europei 2018 e ai Mondiali 2019. Originaria della Bielorussa, è una velocista che ha partecipato durante questa Olimpiade alle batterie dei 100 metri e che avrebbe dovuto correre nella batteria dei 200. Nella giornata di ieri, 2 agosto, l’atleta aveva visto il suo nome comparire nella staffetta 4×400, gara per cui la giovane non si era per niente allenata. Ha quindi deciso di esprimere sui social la sua contrarietà, sostenendo che era stata registrata in quella competizione senza che i suoi allenatori tenessero conto del suo consenso e senza darle alcun preavviso. Li ha accusati pubblicamente di negligenza.

L’allenatore mi ha aggiunto alla staffetta a mia insaputa. Ne ho parlato pubblicamente. L’allenatore è venuto da me e mi ha detto che era arrivato dall’alto l’ordine di rimuovermi.

Subito dopo la notizia, l’atleta ha dichiarato che alcuni funzionari bielorussi erano riusciti ad entrare nella sua stanza, obbligandola a fare le valigie in un’ora e scortandola all’aeroporto per riportarla a Minsk, dove probabilmente avrebbe fatto la fine del suo connazionale Roman Protasevich, un giornalista ingiustamente incarcerato per aver manifestato la sua opposizione alle autorità bielorusse. A quel punto la Tsimanouskaya è riuscita a chiedere aiuto alle forze di polizia giapponesi e a pubblicare istantaneamente un video sul canale Telegram della Belarusian Sport Solidarity Founfation, nel quale denunciava cosa le stesse accadendo.

Rivolgendosi direttamente al Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ha detto:

Chiedo aiuto al Comitato olimpico internazionale, loro [i funzionari bielorussi] mi stanno facendo pressione e stanno cercando di farmi uscire dal paese senza il mio consenso

Il Comitato Olimpico Internazionale ha subito chiesto chiarimenti al Comitato bielorusso che ha giustificato il ritiro dell’atleta parlando di stato psicologico precario, instabile ed emotivo.

Tokyo 2020: Dove si trova adesso l’atleta bielorussa?

Tokyo 2020 visto polacco per atleta bielorussa

L’ex nuotatrice olimpica Aliaksandra Herasimenia aveva fatto sapere che la Tsimanouskaya aveva chiesto asilo politico e che avrebbe potuto riceverlo dalla Polonia. In tarda mattinata, le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia secondo cui la 24enne era stata trasferita all’Ambasciata polacca a Tokyo, in attesa di ricevere il visto umanitario dalla Polonia dove arriverà tra qualche giorno. Tokyo 2020 alla fine si è concluso bene per la giovane centrista.

La leader Svetlana Tikhanovskaya che da un anno si trova in esilio all’estero ha preso immediatamente posizione a favore della velocista, esprimendo il suo rammarico per l’accaduto.

Fa parte della più ampia repressione contro gli atleti in Bielorussia. Oggi, qualsiasi critica alle autorità, anche alla leadership sportiva, è considerata un attacco al governo».

Purtroppo in queste ultime ore la propaganda politica di Minsk ha già iniziato a raccontare la sua versione della storia.

Se ti portano alle Olimpiadi, dicono, devi anche nuotare se ce n’è bisogno e non esprimere la tua opinione.

Per di più un famoso commentatore politico ha dichiarato che l’atleta avrebbe approfittato della situazione per richiedere asilo politico.

Tokyo 2020 e la repressione politica della Bielorussia

Da circa un anno il paese è entrato in un tormentato clima di repressione politica. La maggior parte degli oppositori del Presidente in carica, Aleksandr Lukashenko, sono rinchiusi in prigione o sono obbligati ad andare in esilio. Il Comitato sportivo olimpico è guidato da suo figlio, Viktor.

Pensateci prima di partire. Se andate lì come turisti e tornate a mani vuote, è meglio che non torniate affatto

Sono le parole che aveva intimato Viktor agli atleti poco prima che partissero.

La situazione nel paese è da tempo molto complicata. Alle elezioni di agosto 2020, il Presidente attuale aveva ottenuto circa l’80% dei voti ma le opposizioni l’avevano accusato di brogli. Dopo la diffusione dei risultati, le persone sono scese in piazza con manifestazioni di protesta a Minsk e in tutte le città del paese.

La polizia aveva reagito molto duramente con violente cariche e con arresti di massa. I più importanti esponenti del partito sono stati costretti a lasciare il paese. A un anno da queste vicende la repressione non si è mai fermata: sono stati arrestati membri di Ong e attivisti per i diritti umani. Secondo un report delle Nazioni Unite, da agosto ad oggi nel paese sono state arrestate 35 mila persone.

Leggi anche: Olimpiadi Tokyo 2021, Italia verso l’esclusione. Entro mercoledì la decisione del CIO

Melissa Matiddi
Esperta in comunicazione e digital marketing, studia lo yoga e le discipline orientali. Ama creare, leggere e viaggiare. Silenziosa ma rumorosa, è sempre pronta a varcare nuovi orizzonti.

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