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Come ti hackero una petroliera, l’incredibile storia di Gianni Cuozzo

Il genio italiano della sicurezza informatica ha meno di 30 anni. Vi raccontiamo la sua storia.

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Lista delle cose da fare prima di compiere trent’anni:

  1. Essere uno studente modello
  2. Trovare un lavoretto estivo per poter acquistare un pc più potente
  3. Imparare a parlare fluentemente quattro lingue
  4. Infiltrarsi nella più grande banca d’affari mondiali
  5. Collaborare con l’intelligence militare informatica delle forze armate di diversi paesi
  6. Fondare una propria società, anzi più di una
  7. Ottenere finanziamenti milionari da parte delle principali venture capital per la cybersecurity mondiale
  8. Vincere il premio Giovane innovatore 2017 – MIT Tech Review Italia 
  9. Essere selezionato fra i primi 200 matematici al mondo
  10. Essere invitato a parlare al EMC Square per una conferenza di modellazione matematica a Mosca

Impossibile? È quello che è riuscito a fare Gianni Cuozzo, classe 1990, CEO di Aspisec, con cui è al terzo posto fra i finalisti del premio Imprenditore dell’anno 2017 di Ernst & Young, e della più giovane EXEIN, premiato dal MIT Review Italy come miglior Innovatore Under 35 nel 2017.

Rimanere il ragazzo della porta accanto anche se lavori per la NATO

Foto rubata dal profilo Instagram di Gianni Cuozzo.

Quando ci si ritrova a trascorrere l’infanzia in un paese che non è il tuo come la Germania, eccellere diventa una necessità e, se è vero che genialità e sacrificio sono carte vincenti, Gianni ha saputo giocarle al meglio. Ma quello dell’uomo glaciale reso insensibile da una vita dedita al lavoro è uno stereotipo che gli sta decisamente stretto. Basta avere a che fare con lui per qualche minuto per rendersi conto di come questo stratega militare sia rimasto il ragazzo dalla porta accanto con la passione per le cose semplici: ci ha confidato di essere innamorato del Natale, lui le lucine e l’Albero le terrà nel suo soggiorno fino al 31 gennaio, perché il suo Natale è mille volte più meritato. Lavora nell’ombra e non dorme mai eppure ha una passione sconfinata per le luci, sarebbe stato il suo secondo lavoro se non si fosse perso nei mendri più oscuri dei computer. E forse grazie a questo spiazzante amore per la luce non ha mai perso la scintilla di entusiasmo che ha sempre caratterizzato il suo modo di approcciarsi al mondo: guardare oltre la normale apparenza delle cose e sfidarle.

L’esordio: da cameriere nerd del cyber alle collaborazioni con il Senato della Repubblica

È in adolescenza che Gianni si avvicina al mondo dell’hacking e della cybersicurezza. Per pagarsi i primi computer e i server su cui esercitarsi nel pen-test, comincia a fare i lavori più disparati, da piastrellista a cameriere, riuscendo nel frattempo anche a completare gli studi di Economia e a collaborare con il Senato della Repubblica, passando da contesti così distanti fra loro. Col tempo approfondisce le sue competenze di reverse engineering e di sicurezza informatica, ma è a partire dal 2012 che decide di stabilirsi in Italia e dedicare la sua vita a quest’ultima.

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La sua prima società, Macro Aerospace, si occupa di storage satellitare. È poi la volta di Prism Warfare, specializzata nello sviluppo di malware per uso militare, ed è proprio in ambito militare che Gianni mette in pratica gran parte delle sue capacità. Attivo da sempre nello spionaggio e controspionaggio per diversi paesi NATO, si occupa della stesura di dottrine militari per l’impiego di armi informatiche, scrive paper pubblicati da NATO e IEEE, e nel 2016 è speaker alle Nazioni Unite di Ginevra per quanto riguarda la firmware security.

“La cybersecurity non è molto diversa dalla guerra”

Un ritratto fotografico di Gianni Cuozzo.

Ha dichiarato in una recente intervista andata in onda sulla tv nazionale e aggiunge “Una guerra politically correct dove non ci sono orfani, ma che lascia comunque gravissimi danni”. Questo è il suo pensiero più caratterizzante: più ci si addentra nella vita di questa giovane mente brillante, più si resta affascinati dalla sua visione insolita delle cose.

Hackerare una petroliera? Gli bastano 10 minuti

Per dimostrare quanto gli attuali software siano vulnerabili, alla fine del 2017 si cimenta in un’impresa che per gli esperti del settore diventa subito un cult: durante una conferenza si intrufola in diretta e con un pc preso in prestito nel sistema di gestione dell’antenna di un’ignara petroliera scelta a caso nell’Adriatico. Gli bastano 10 minuti per hackerarla. Questa dimostrazione, effettuata a puro scopo illustrativo, gli permette di sensibilizzare il pubblico di settore sul tema della sicurezza informatica e di approfondirne in particolare un aspetto quasi sempre sottovalutato: quello della firmware security, argomento al quale tiene particolarmente e a cui dedica la mission della sua società più importante, Aspisec, e poi della neonata EXEIN.

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La più recente delle sue aziende è infatti stata da poco premiata con un finanziamento di due milioni, il più grande investimento della storia in una startup di cybersecurity italiana, per la realizzazione di un middleware che metta in sicurezza il firmware, l’insieme di istruzioni basilari di funzionamento di ogni dispositivo smart-connesso, una necessità che con la diffusione capillare dell’Internet of Thing diventerà sempre più irrinunciabile. Citando le stesse parole di Gianni Cuozzo, quando si guarda al futuro bisogna avere una visione volta non al domani, ma al dopodomani.

Un ragazzo destinato a lasciare un segno.

 

 

di Marianna Chiuchiolo

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